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Il Tai Ji Quan (o Tai Chi Chuan) significa letteralmente “Boxe” (Quan) della Suprema (Tai) Polarità (Ji). Questa denominazione indica che il Tai Ji Quan è un'arte marziale basata sulle leggi che regolano l'interazione e l'alternarsi di quelli che sono, secondo il pensiero cinese, i due principi base (o poli) dell'universo: Yin, il principio femminile, e Yang, il principio maschile.
Ma il Tai Ji Quan è molto di più di una raffinata arte marziale di autodifesa, i cui principi sono in perfetta armonia con le leggi naturali: esso può venire infatti anche praticato come una ginnastica morbida particolarmente indicata per la salute psicofisica dell'individuo e come una forma di meditazione in movimento. Il Tai Ji Quan può essere praticato da chiunque ed a tutte le età, anche le più avanzate.

All'inizio del sesto secolo d.C. arrivò al tempio Shao Lin Szu, sulle pendici del monte Sung, nella provincia di Henan, un monaco proveniente dall'India meridionale, di nome Bodhidarma (Da Mo in cinese), ritenuto il fondatore del Buddhismo cinese (Chan). Egli insegnò ai monaci alcuni esercizi fisici e di respirazione, destinati a raggiungere l'unità tra spirito e corpo.
Secondo un'altra tradizione, il Tai Ji Quan fu ideato da un monaco taoista, Zhan San Feng, vissuto verso la fine della dinastia Sung (960-1279 d.C.), appartenente al monastero taoista situato sulla montagna Wudang, nella provincia di Hubei. Narra la leggenda che i principi del Tai Ji Quan gli vennero suggeriti assistendo al combattimento tra una gru ed un serpente. Quest'ultimo si sottraeva ai rapidi e rettilinei colpi di becco dell'uccello, con movimenti lenti, sinuosi e curvilinei, per poi attaccare con estrema rapidità. Il monaco capì che i movimenti continui e circolari erano più efficaci degli attacchi rettilinei, rendendosi conto che la morbidezza e la flessibilità prevalgono sulla forza e la durezza, così come aveva teorizzato il filosofo Lao Zi.
Queste due differenti presunte origini del Tai Ji Quan sono alla base del dualismo tra la scuola exoterica o “stile esterno” (Wai Ja), sviluppata nel monastero Shaolin, e la scuola esoterica o “stile interno” (Nei Ja), propria del monastero di Wudang.
Esistono diversi stili nella pratica del Tai Ji Quan. I più noti sono: lo stile Yang (il più diffuso), lo stile Cheng, lo stile Wu e lo stile Sun. La forma lunga dello stile Yang (Tai Ji Quan Ji Ben Gong Jia) è costituita da 108 tecniche o posizioni; essa è divisa in quattro parti (Lu).
Nel Centro di Discipline Orientali “NARABI”, si pratica lo stile Yang secondo la scuola Pei del Maestro Chang Dsu Yao, uno dei massimi esperti di arti marziali tradizionali cinesi. Oltre alla forma canonica costituita da 108 tecniche, vengono praticati esercizi attinenti alla disciplina, come i Ba Duan Jin (“Otto Pezzi di Broccato”), i Wu Qin Xi (“Esercizi degli Animali”), il Tui Shou (“Spinta con le mani”).
La pratica del Tai Ji Quan prevede anche lo studio di forme con armi bianche, come la Spada (Jiàn), il Bastone (Gùn) e la Lancia (Qiang).
Antonio Simeone
